#013 Sulle trattative per formare il governo Draghi Raffaele Mangano, Febbraio 7, 2021Ottobre 1, 2026 Oggi, domenica 7 febbraio 2021, il tema quasi unico della politica italiana è la formazione del nuovo governo affidata a Mario Draghi. Dopo il fallimento delle trattative per ricostruire la maggioranza del governo Conte, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha conferito a Draghi l’incarico di formare un esecutivo. Le consultazioni con i partiti si sono concluse ieri, ma la maggioranza non è ancora definita: la Lega ha aperto al governo, mentre nel Movimento 5 Stelle il confronto interno è ancora in corso. In attesa delle prossime mosse, vale la pena fermarsi sulla figura dell’uomo che Mattarella ha chiamato al Quirinale. Detto questo, come sempre, andiamo con ordine. Potrebbe interessarti anche: Sul caporalato e le altre notizie della settimana 1. Sulle trattative per formare il governo Draghi Nel numero precedente avevamo raccontato la fine del tentativo di Roberto Fico di ricostruire la maggioranza che aveva sostenuto il governo Conte II. Dopo le dimissioni di Conte del 26 gennaio e le consultazioni al Quirinale, Fico aveva ricevuto da Sergio Mattarella l’incarico di verificare la possibilità di una maggioranza politica. Il 2 febbraio aveva però riferito al presidente della Repubblica che non era stato possibile trovare un accordo. Il giorno successivo Mattarella ha quindi convocato Mario Draghi e gli ha conferito l’incarico di formare un nuovo governo. Potrebbe interessarti anche: Sulla crisi di governo, i vaccini e la Serie A È un passaggio importante perché Draghi non è un parlamentare e non ha mai guidato un partito. È un economista e banchiere centrale che ha passato gran parte della propria carriera nelle istituzioni economiche italiane e internazionali. Nato a Roma nel 1947, dopo la laurea alla Sapienza ha conseguito un dottorato al Massachusetts Institute of Technology. È stato professore universitario, dirigente della Banca Mondiale, direttore generale del Tesoro italiano dal 1991 al 2001 e, dal 2002 al 2005, vicepresidente e managing director di Goldman Sachs International. Nel 2005 è diventato governatore della Banca d’Italia e nel 2011 presidente della Banca centrale europea. La sua storia professionale spiega anche perché la sua rete di relazioni sia molto diversa da quella di un normale leader politico. Al Tesoro ha lavorato a stretto contatto con una generazione di economisti e dirigenti pubblici che aveva attraversato la trasformazione dell’economia italiana degli anni Novanta. Da governatore della Banca d’Italia ha partecipato ai principali organismi internazionali sulla stabilità finanziaria e dal 2006 ha presieduto il Financial Stability Forum, poi diventato Financial Stability Board. Nel 2009, nel pieno della crisi finanziaria internazionale, il G20 di Pittsburgh discuteva proprio di nuove regole per il sistema finanziario e Draghi era ormai una delle figure centrali di quel circuito internazionale. È anche per questo che nella storia personale di Draghi si incontrano figure molto diverse della politica e dell’economia italiana e internazionale: Carlo Azeglio Ciampi, Romano Prodi, Silvio Berlusconi, i governi italiani che si sono succeduti negli anni, i presidenti e i ministri dell’Economia degli altri grandi Paesi, i vertici delle banche centrali. Non è un gruppo politico omogeneo e non costituisce una sorta di partito informale. È piuttosto l’ambiente istituzionale nel quale Draghi ha lavorato per decenni. Quando nel 2008 esplose la crisi finanziaria mondiale, Draghi era governatore della Banca d’Italia. In quegli anni intervenne più volte sul problema della stabilità delle banche, della necessità di rafforzare il capitale e della cooperazione internazionale. La sua posizione era quella di un banchiere centrale chiamato a occuparsi della stabilità del sistema finanziario, non quella di un ministro che decide direttamente la politica economica del governo. Nel 2011 arrivò la nomina più importante della sua carriera: la presidenza della Banca centrale europea. Il passaggio da Roma a Francoforte trasformò Draghi in uno dei principali protagonisti della politica economica europea. Il momento che più di ogni altro ha costruito la sua fama internazionale arrivò nel luglio 2012, nel pieno della crisi del debito sovrano. In un intervento a Londra dichiarò che, nell’ambito del proprio mandato, la BCE era pronta a fare «whatever it takes» per preservare l’euro. Nei mesi successivi la BCE mise a punto anche il programma OMT per l’acquisto di titoli di Stato sul mercato secondario, subordinato a determinate condizioni. Quella frase è diventata probabilmente il punto più riconoscibile della sua carriera, ma non racconta da sola che cosa sia stato Draghi. La sua caratteristica principale è stata la capacità di muoversi tra istituzioni diverse, governi, banche centrali e organismi internazionali. Nel 2015, per esempio, parlando dei suoi rapporti con Angela Merkel, precisò di non considerarla un’amica in senso personale, ma di avere con lei, come con gli altri leader europei, una buona relazione di lavoro, compatibile con l’indipendenza della BCE. Ed è proprio questa esperienza che ora viene messa alla prova dalla politica italiana. Il mandato ricevuto da Mattarella il 3 febbraio non è infatti quello di governare la Banca d’Italia o la BCE. Draghi deve costruire una maggioranza parlamentare e presentare un programma che possa essere sostenuto dalle Camere. Nella sua prima dichiarazione al Quirinale ha indicato come priorità la risposta alla pandemia, la campagna vaccinale, il rilancio economico e la capacità di utilizzare le risorse europee. Il problema è che i partiti che dovrebbero sostenerlo hanno storie e posizioni molto diverse. Il Partito Democratico e Liberi e Uguali erano già orientati a sostenere un governo guidato da Draghi. Forza Italia ha espresso disponibilità. La Lega, dopo i primi dubbi, ha aperto al confronto e Matteo Salvini sabato ha dichiarato che il partito era «a disposizione» e che non avrebbe posto veti. Nel Movimento 5 Stelle, invece, la discussione è molto più complessa: una parte del gruppo dirigente ha mantenuto un atteggiamento interlocutorio, mentre Alessandro Di Battista ha confermato la propria contrarietà. Il risultato è un’ipotesi di maggioranza molto diversa da quella del governo Conte II. Potrebbero trovarsi nello stesso esecutivo forze che fino a pochi mesi fa erano avversarie e che hanno idee differenti su tasse, pensioni, immigrazione, Europa, giustizia e rapporto con le istituzioni europee. Per Draghi il problema non è soltanto ottenere una maggioranza numerica, ma capire se questa maggioranza può sostenere un programma comune. Le consultazioni concluse ieri non hanno infatti chiuso la partita. Draghi si è preso una pausa e dovrebbe iniziare domani un secondo giro di incontri, proprio per verificare se le aperture emerse nella prima fase possono trasformarsi in un accordo politico. Tra le novità più rilevanti c’è stata quella della Lega, mentre nel Movimento 5 Stelle il confronto interno è ancora aperto. La situazione è quindi molto diversa da quella immaginata pochi giorni prima, quando l’obiettivo era ancora ricostruire la maggioranza di Conte. Il presidente della Repubblica ha scelto di affidare il tentativo a una persona che non proviene dal Parlamento ma che, dopo decenni trascorsi nelle principali istituzioni economiche italiane ed europee, ha rapporti diretti con gran parte del mondo politico ed economico che deve ora mettere d’accordo. Il punto da cui parte il «laboratorio Draghi» è tutto qui: un governo ancora da costruire, una maggioranza che potrebbe comprendere quasi tutto l’arco parlamentare e un presidente del Consiglio incaricato che arriva alla politica dopo una carriera passata soprattutto nelle istituzioni economiche. La prossima settimana capiremo se queste relazioni saranno sufficienti a trasformare le aperture dei partiti in un governo. E questa era l’unica notizia con cui si chiude questo numero di èQ. Ci ritroveremo settimana prossima, perché nel frattempo sarà sicuramente successo qualcosa e io sarò ancora qui per provare a raccontarlo. O almeno spero. Post Views: 4 FacebookXPinterestLinkedInTelegramWhatsAppStampa Settimanale Consultazioni del presidente della Repubblica Italiana
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