#008 Buon anno, tra vaccini, contagi e crisi di governo Raffaele Mangano, Gennaio 3, 2021Settembre 30, 2026 Oggi, domenica 3 gennaio 2021, iniziamo con l’augurio di un sereno 2021. Quest’anno, però, si apre con due questioni che avevamo già incontrato nel numero precedente e che continuano a occupare le prime pagine: da una parte la campagna di vaccinazione contro il coronavirus, partita negli ultimi giorni del 2020 ma ancora a rilento, mentre i contagi e i ricoveri tornano ad aumentare; dall’altra la crisi politica che si profila all’interno del governo Conte, con Italia Viva di Matteo Renzi sempre più lontana dalla maggioranza e una possibile apertura della crisi nelle prossime settimane. Sullo sfondo ci sono la riapertura delle scuole superiori prevista per il 7 gennaio, le nuove restrizioni per contenere la pandemia e il Recovery Plan, che resta uno dei principali motivi di scontro tra le forze di governo. Detto questo, come sempre, andiamo con ordine. Potrebbe interessarti anche: Sul caporalato e le altre notizie della settimana 1. Sui vaccini, i contagi e le Regioni La campagna di vaccinazione contro il Covid-19 è cominciata, ma nei primi giorni procede lentamente e in modo diverso da una regione all’altra. Al 2 gennaio risultavano somministrate in Italia poco più di 84 mila dosi, a fronte delle prime forniture arrivate alle strutture sanitarie. Il piano è partito il 27 dicembre con il cosiddetto Vaccine Day europeo e riguarda in questa prima fase soprattutto operatori sanitari e sociosanitari e ospiti delle Residenze sanitarie assistenziali. Una delle situazioni più discusse è quella della Lombardia, che è la regione italiana con più abitanti e anche quella che durante la prima ondata era stata maggiormente colpita dalla pandemia. Nei primi giorni la Lombardia risultava però tra le regioni con il minor numero di somministrazioni rispetto alle dosi ricevute. L’assessore regionale al Welfare Giulio Gallera ha spiegato il dato ricordando il periodo festivo e la scelta di non richiamare il personale dalle ferie, mentre i rappresentanti dei medici hanno indicato anche la necessità di disporre di personale sufficiente per aumentare il ritmo delle somministrazioni. La situazione non è comunque identica in tutto il Paese. In alcune regioni le vaccinazioni sono procedute più rapidamente, mentre in altre sono emersi problemi legati soprattutto alla disponibilità di personale e all’organizzazione delle strutture. In Lombardia, per esempio, la campagna sarebbe dovuta entrare a pieno regime nei primi giorni di gennaio, con una rete di numerosi punti di somministrazione. Anche nella provincia di Bergamo alcune strutture hanno scelto di anticipare l’avvio: il 3 gennaio l’Asst Bergamo Ovest ha vaccinato a Treviglio i primi 60 operatori sanitari e amministrativi. Mentre comincia la vaccinazione, però, il virus continua a circolare. Il bollettino del 3 gennaio registra 14.245 nuovi casi e 347 morti, mentre negli ospedali aumentano sia i ricoveri nei reparti Covid sia gli ingressi in terapia intensiva: i pazienti in terapia intensiva sono 2.583, 154 in più rispetto al giorno precedente, e quelli ricoverati negli altri reparti sono 23.075. Anche in Lombardia i numeri restano elevati. Il 3 gennaio sono stati registrati 1.709 nuovi casi su 13.209 tamponi, con un tasso di positività del 12,9 per cento. I ricoverati in terapia intensiva sono però diminuiti di due unità e quelli negli altri reparti di 26. Questi dati riportano quindi al problema della scuola. Il calendario fissato dal governo prevedeva la ripresa delle lezioni in presenza per le scuole superiori dal 7 gennaio, ma diverse Regioni hanno iniziato a chiedere prudenza o un rinvio, proprio in considerazione dell’andamento dei contagi. Il presidente della Conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini ha chiesto al governo di riconvocare le Regioni per discutere della riapertura, mentre il ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina ha ribadito la volontà di rispettare il calendario previsto. Il punto, insomma, è che il 2021 comincia con due tempi diversi della stessa emergenza: da una parte una campagna vaccinale appena iniziata, ancora limitata alle prime categorie e condizionata dalla capacità organizzativa delle singole regioni; dall’altra una situazione epidemiologica che continua a richiedere misure di contenimento. Nei prossimi giorni il governo dovrà decidere come tenere insieme queste due esigenze, anche in vista della ripresa delle attività scolastiche. Potrebbe interessarti anche: Kabul, i vaccini e l’inizio del campionato 2. Sulla mossa del cavallo Se nel numero precedente avevamo raccontato le tensioni tra Giuseppe Conte e Italia Viva sulla gestione del Recovery Fund, con l’inizio del nuovo anno quella discussione è diventata una vera e propria questione sulla sopravvivenza del governo. Matteo Renzi continua infatti a contestare il modo in cui Palazzo Chigi sta preparando il piano per utilizzare i fondi europei e non esclude di ritirare il sostegno di Italia Viva all’esecutivo. Il punto di partenza è sempre lo stesso: i circa 209 miliardi di euro che l’Italia dovrebbe ricevere attraverso il programma europeo per la ripresa. Renzi sostiene che una decisione di queste dimensioni debba essere discussa dal governo e dal Parlamento e contesta la struttura organizzativa pensata da Conte per gestire i progetti. Già a dicembre aveva dichiarato di essere disposto a far cadere il governo se il presidente del Consiglio non avesse cambiato impostazione. Il confronto, nel frattempo, si è allargato ad altri temi: il possibile ricorso al Meccanismo europeo di stabilità per finanziare la sanità, le riforme istituzionali e il rapporto tra governo e Parlamento. Renzi ha scritto a Conte chiedendo una svolta sulla gestione del Recovery Plan e sostenendo che l’emergenza sanitaria non può giustificare una concentrazione delle decisioni nell’esecutivo. Italia Viva è però una componente numericamente piccola della maggioranza. Il problema per Conte è che i suoi parlamentari sono sufficienti a mettere in discussione gli equilibri sui quali si regge il governo. Per questo, negli ultimi giorni, il presidente del Consiglio ha avviato una serie di incontri con i partiti della maggioranza, cercando di arrivare a un accordo sul Recovery Plan e, più in generale, a una nuova intesa politica che permetta di proseguire la legislatura. La situazione ricorda, per certi aspetti, proprio il libro che Renzi ha pubblicato nel 2020, La mossa del cavallo. Nel libro l’ex presidente del Consiglio proponeva una serie di idee per affrontare la crisi italiana e sosteneva la necessità di una nuova fase politica. Il titolo è diventato particolarmente adatto a descrivere anche questa fase, perché Renzi sta usando la posizione parlamentare di Italia Viva per cercare di modificare l’impostazione del governo senza avere, almeno per ora, annunciato il ritiro dei suoi ministri. Al 3 gennaio, dunque, la crisi non è ancora formalmente aperta. Il governo Conte continua a essere in carica e la maggioranza sta ancora cercando un accordo. Ma la possibilità che Italia Viva ritiri il proprio sostegno è ormai diventata uno degli scenari principali della politica italiana. E la partita sul Recovery Plan, già centrale nel numero precedente, è diventata il terreno sul quale si misura la tenuta dell’esecutivo. Potrebbe interessarti anche: Il governo, i vaccini e l’addio a Paolo Rossi E questa era l’ultima notizia con cui si chiude questo numero di èQ. Ci ritroveremo settimana prossima, perché nel frattempo sarà sicuramente successo qualcosa e io sarò ancora qui per provare a raccontarlo. O almeno spero. Post Views: 4 FacebookXPinterestLinkedInTelegramWhatsAppStampa Settimanale Gestione della pandemia di COVID-19 in ItaliaGoverno Conte II
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